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   Gli introvabili

"Ogni libro possiede un'anima, l'anima di chi lo ha scritto: quando un libro si perde nell'oblìo, noi facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre..." - (Carlos Ruiz Zafòn).  In questa frase si racchiude uno degli scopi principali de I Buoni Cugini editori, perchè questa casa editrice nasce per l'amore dei libri e degli autori dimenticati, che sono molti. Con la collana "Gli introvabili" continuiamo nel nostro progetto di dar vita a quei libri o scrittori dimenticati per salvarli dall'oblìo, per restituire la dignità e il rispetto dovuto al valore dell'opera e anche al suo autore, donando al lettore il piacere di conoscere quei romanzi o letterati passati dal grande successo all'oscurità dell'abbandono. E questo lo facciamo per noi, per le generazioni future, e per la stessa grandezza degli scrittori, perchè il sudore e la fatica trasudano ancora nei libri dimenticati. Aiutiamoci a salvarli dall'oblìo.

Come editori gradiremmo ricevere le Vostre segnalazioni rivolte a questo scopo: ibuonicugini@libero.it

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Rosalia Pignone Del Carretto:

Un vero amore ovvero I Beati Paoli

Giuseppe Garibaldi:

Clelia ovvero Il governo dei preti

Gaspare Morfino:

Dopo il 4 aprile.

Racconto contemporaneo

Romanzo storico siciliano.

“Questo libro di Rosalia Pignone Del Carretto, non è un semplice romanzo su cui il lettore pone il proprio sguardo, ma si tratta di un testo tratto in salvo dall’oblio. È un volume prezioso e atipico per la letteratura del tempo. Per tanti motivi. Pubblicato per la prima volta nel 1876 a Napoli per i tipi di M. Savastano, Un vero amore ovvero I Beati Paoli è uno dei primissimi romanzi sul tema della setta dei Beati Paoli.”  Dalla prefazione di Massimo Bonura.

Romanzo storico politico.
Clelia è una bellissima popolana che vive a Roma e che tutti conoscono come “La perla di Trastevere”. Di lei si incapriccia il cardinale Procopio, deciso a farla diventare un’altra preda del suo personale “bordello”. Pur di arrivare a lei, il prelato che incarna l’immoralità assoluta, lasciva e corrotta, è disposto ad assoldare degli scagnozzi che organizzano un piano per rapirla; ma sulla donna vigila il padre Manlio, uno scultore piuttosto apprezzato, e Attilio, suo promesso sposo…

Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1860, all'alba del Risorgimento siciliano con la rivolta della Gancia del 4 aprile. L'opera è la trascrizione del romanzo originale pubblicato dalle Officine tipografiche Priulla nel 1864.

Prefazione del dott. Rosario Atria, dottore di ricerca dell'Università di Palermo.

 

 

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Luigi Natoli:

Il numero 570. 

Scene drammatiche in due atti

Vincenzo Linares:

Maria e Giorgio o 

Il Cholera in Palermo

Giuseppe Ernesto Nuccio:

Picciotti e Garibaldini

Nella versione originale copiata dal manoscritto dell'autore e mai dato alle stampe. 

Le scene si svolgono sul fronte, durante la prima guerra mondiale, e contrappone le barbarie degli austriaci alla fierezza dei soldati italiani che sapranno portare pace e giustizia in una terra martoriata dalla guerra. 

Ma è anche la tragedia di un uomo, popolano, che saprà riacquisire l'onore perduto sacrificandolo sull'altare della patria e della famiglia. 

 

 

 

Il romanzo storico siciliano "Picciotti e Garibaldini" apparve in dispense nel 1919 ed oggi è riproposto nella sua versione originale, con le illustrazioni dell'epoca di Alberto Della Valle. Protagonisti del romanzo sono il giovanissimo Pispisedda e altri picciotti di Sicilia, le cui vicende narrative si intrecciano con quelle di eroi e martiri come Francesco Riso, Rosolino Pilo, i fratelli Campo, i De Benedetto e numerosi altri che vollero la Sicilia libera dal Borbone e Italiana. 

 

 

Romanzo storico siciliano.
Scritto subito dopo l’epidemia di colera che nel 1837 flagellò la Sicilia e in particolare Palermo, in questa ambientazione drammaticamente fedele alla realtà, Linares narra di due giovani cuori, Maria e Giorgio, osteggiati nel loro amore dagli interessi di gente senza scrupoli. Da sopravvissuto al colera, Linares riporta il suo lucido ricordo di quei giorni, carichi di dolore, paura, viltà, e attesa, il romanzo rappresenta un caposaldo della cosiddetta letteratura “da contagio” insieme a "I promessi sposi" di Manzoni, "I morti tornano..." di Luigi Natoli o dell’ancor più moderno "La peste" di Albert Camus.

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Alexandre Dumas (padre):

Pasquale Bruno

Romanzo storico siciliano

Benedetto Naselli:

I Beati Paoli o la famiglia del giustiziato

Dramma in cinque atti

Romanzo storico siciliano. 

“C'era una differenza tra banditi e scorridori: questi erano ladroni, quelli erano fuori bando per qualche vendetta ed erano generosi e cavallereschi. La condizione di perseguitati dalla giustizia li faceva malfattori; ma il coraggio di cui davano prova, li circondava di poesia” (Luigi Natoli). Inizia così un lungo articolo del grande romanziere e storiografo palermitano pubblicato sul Giornale di Sicilia nel 1930 e sono le giuste parole per introdurre il romanzo storico siciliano che Alexandre Dumas dedicò alla figura del "brigante" Pasquale Bruno. Fuorilegge per vendetta. Fuorilegge per amore.

Introduzione “Storie di banditi in Sicilia” di Luigi Natoli 

 

 

Benedetto Naselli rappresenta per la prima volta I Beati Paoli, la sera del 21 dicembre 1863 a Palermo, nel Real Teatro di Santa Cecilia. L'opera, sempre citata e del tutto introvabile, rivive oggi in questa fedele edizione per la collana "Gli introvabili". Maria, la giovane moglie del pittore Andrea Valenti, è povera, cieca ed ha due piccoli figli da mantenere. Le hanno ucciso il marito unica fonte di sostentamento della famiglia, e non solo, glielo hanno pure infamato incolpandolo di un delitto che non ha commesso. Ora vuole essere riabilitata e chiede giustizia per sé, i suoi figli e il giovane marito morto. Chiede a tutti ma La giustizia è cieca ed ha i piedi di piombo...

 

 

Benedetto Naselli:

I misteri di Palermo

Il romanzo storico pubblicato nel 1852 è la realistica rappresentazione di una Palermo degli inizi ottocento sensibile al ritardo culturale e al degrado materiale del popolo, avversato dai capricci dei potenti e dalle loro corruzioni, da una influenzabile amministrazione della giustizia, da una miseria che è solo sofferenza e disperazione senza riscatto. Naselli ci descrive una società governata dal male utilitaristico come volto necessario del potere, dove il carcere con le sue torture è la normale conduzione dell’infelice vita di genti affamate di pane e giustizia. Il realismo di questo romanzo è dato anche dalla sua perfetta ambientazione nella Palermo ottocentesca, dove tutti i suoi personaggi si muovono con estrema naturalezza.